Panel creatività e immaginario
Tra le linee più innovative del convegno SIpEIA 2026 c’è quella che indaga i rapporti tra intelligenza artificiale, immaginario e creatività. Si tratta, in sostanza, di capire come noi parliamo dell’IA e come l’IA parla di noi, ossia come rappresenta il mondo. In un articolo del 2023 dal titolo Poetry Will Not Optimize; or, What Is Literature to AI?, Michele Elam faceva notare l’importanza dell’immaginario nella nostra società e di conseguenza la necessità di porre attenzione all’interazione tra IA e narrazioni. In un mondo in cui tutto è storytelling, le forme e i contenuti delle narrazioni assumono una grande rilevanza politica, economica e culturale, orientando le nostre idee e dando forma al nostro pensiero. Per questo motivo indagare come l’IA entra nell’immaginario collettivo e come vi agisce attraverso la generazione di nuove narrazioni diventa un elemento imprescindibile per l’etica dell’intelligenza artificiale.
I contributi della linea “Creatività e immaginario” del convegno SIpEIA 2026 puntano a sciogliere questi nodi in maniera analitica, attraverso l’osservazione attenta e ravvicinata dei fenomeni culturali e comunicativi che nascono e si sviluppano a contatto con i sistemi di intelligenza artificiale. Si vedrà, per esempio, sul lato creativo, come gli artisti e le artiste che utilizzano l’IA nella loro produzione spesso ingaggino uno scontro dialettico con questi sistemi, utilizzando il processo creativo come banco di prova dell’IA e come spazio di contronarrazione. Vari interventi mostrano come l’interazione tra creatività umana e narrazioni artificiali determini uno scontro produttivo, che porta allo scoperto le falle rappresentazionali dei sistemi, che sono, in fondo, anche le nostre. Un altro punto cruciale che verrà trattato è la necessità di integrare nei sistemi di IA l’idea di ambiguità, elemento centrale del pensiero umano. Allo stesso tempo si vedrà in che modo l’IA sta contribuendo nelle pratiche artistiche, con esempi dal cinema, dalle serie TV, dalla poesia e dalla letteratura: un vero e proprio nuovo sperimentalismo creativo che ruota attorno alle capacità generative dell’IA.
Dall’altro lato, vedremo le modalità attraverso le quali l’IA oggi è raccontata da noi. Si tratta un passaggio fondamentale, perché dal tipo di narrazione dipende la percezione dell’opinione pubblica, il grado di accettazione e la possibilità di costruire una vera consapevolezza. Gli interventi della linea “Creatività e immaginario” puntano a decostruire le narrazioni stereotipate sull’IA, cercando di smontare la polarizzazione tra entusiasti e apocalittici, frutto di interpretazioni storicamente radicate, ma errate: da una parte abbiamo la visione oracolare della tecnologia, secondo la quale i dati rappresentano verità assolute, dall’altra abbiamo il mito della ribellione della macchina. Andando un po’ più a fondo, si può vedere come la prima sia stata confutata dall’etica dei dati, che ci dice che i dati non sono rappresentazioni neutre del mondo, ma portano in sé lo sguardo e il posizionamento di chi li seleziona; dall’altra parte, sarà facile intuire che il mito della ribellione delle macchine è un elemento prettamente letterario, afferente al genere della fantascienza, che poco ha a che fare con gli sviluppi reali dell’IA che stiamo vivendo.
Immaginario e creatività si pongono dunque come banchi di prova indispensabili per l’etica dell’IA, al fine di ricostruire una rappresentazione più articolata e veritiera di queste tecnologie. Narrare ed essere narrati dall’intelligenza artificiale in modo corretto è il primo passo per approcciarsi ad essa con la consapevolezza necessaria per garantire esattezza e uguaglianza.
